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THIS COULD BE THE SPELL

GHOST WRITINGS
 
Dal diario privato di Francesca Pennini.

Diario privato di Francesca Pennini durante i giorni vissuti come fantasma a Centrale Fies.

Da:
Francesca Pennini | CollettivO CineticO

Oggetto: Residenza fantasma
Data: 8 agosto 2021 09:17:33 CEST
A: Barbara Boninsegna

Buongiorno mia amata delegazione Fies, spero tutto bene.
Alcuni aggiornamenti sulla mia venuta da “infiltrata”. Sto portando avanti il pensiero della mia sottrazione e vorrei unirmi alla residenza cinetica ma in qualità di fantasma…!
Per questo non ho detto a tutto il gruppo che ci sarò. Lo sanno solo Carmine ed Angelo.
Non so per quanto riuscirò a portare avanti il segreto ma sicuramente nei primissimi giorni cercherò di non farmi rilevare.
Parteciperò solo alle sessioni in cui tutti sono bendati, ad esempio. Potete aiutarmi a mantenere questa copertura con gli altri?
(Non è necessario fare nulla attivamente, vi chiedo solo di non dire che ci sono o che mi avete vista etc… con Angelo e Carmine invece non ci sono problemi a parlarne)
Vi mando un abbraccio forte forte

Francesca

Lunedì 9 Agosto

Farsi spettro / Dro 0
Residenza a Centrale Fies

[06:16, 9/8/2021] Carmine Parise: Super in ritardo… Però si parte!!! Salgo in sella.
[07:09, 9/8/2021] Francesca Pennini: Buon viaggio ❤️
[09:03, 9/8/2021] Carmine Parise: Sono quasi a Mantova credo, mancheranno 15 km
[09:15, 9/8/2021] Francesca Pennini: che mito
[09:15, 9/8/2021] Francesca Pennini: Io sto scrivendo le consegne per i testi mentre vado pianissimo sulla spin bike
[09:58, 9/8/2021] Carmine Parise: Pedaliamo assieme!
[10:00, 9/8/2021] Carmine Parise: L'ora di ritardo di questa mattina la pagherò con l’afa. Quando sono in centrale cerco un posto per nascondere le chiavi per il tuo arrivo.
[12:24, 9/8/2021] Carmine Parise: Sono arrivato a Peschiera del Garda! Cavolo ho scoperto che non dovevo andare a Mantova! Mi sono sbagliato! Così ho allungato di almeno 20 km!!!
[12:30, 9/8/2021] Francesca Pennini: mannaggia
[16:11, 9/8/2021] Carmine Parise: Arrivato alla Centrale!!!!
[16:13, 9/8/2021] Francesca Pennini: incredibile.
[16:16, 9/8/2021] Francesca Pennini: buttati nel fiume
[20:09, 9/8/2021] Francesca Pennini: Arrivata. Volo. Lascio roba in macchina così sono più veloce mentre passo davanti al vostro appartamento
[20:09, 9/8/2021] Francesca Pennini: Ok sto per entrare
[20:36, 9/8/2021] Carmine Parise: Ti avviso quando iniziamo a mangiare
[15:14, 9/8/2021] Barbara Boninsegna: Le ragazze sanno che sei in incognita
[19:45, 9/8/2021] Barbara Boninsegna: Arrivata ?
[20:15, 9/8/2021] Francesca Pennini: Adesso
[20:15, 9/8/2021] Francesca Pennini: Mi sono infilata in casa e non mi hanno vista
[20:15, 9/8/2021] Barbara Boninsegna: ❤️
 
Giorno 0

Preparazione e viaggio.
Mi sveglio e perseguo i miei riti.
Doccia fredda, kria di purificazione addominale, acqua tiepida con limone e zenzero, the.
Mentre pedalo sulla ciclette immobile Carmine sta raggiungendo Fies in bicicletta e io, in una sofferta stanzialità, preparo le consegne per i depositi giornalieri della residenza.
 
Solo gli abitanti della Centrale Fies (Barbara, Virginia, Dino, Maria, Filippo…), Angelo e Carmine sanno che anche io sarò a Dro. Per tutti gli altri è un segreto. Pensano che sia a Ferrara.
Sanno che mi sono rotta un’altra costola e quindi non sono al teacher training di Yoga. Mi eccita e mi spaventa questo piano, ma è folle abbastanza da essere sensato.
 
Sto ragionando sul movimento della gara di immobilità…
Possibile nomenclatura della dinamica attorno alle pose:
 
Scomposture?
Scompostologia?
 
pèri- [dal gr. περί, περι- «intorno»]. – Prefisso frequente in parole composte derivate dal greco (periegetico, perifrasi, periodo), o formate modernamente nel linguaggio scient. ital. e latino, nelle quali indica in genere posizione o movimento circolare intorno a qualche cosa, o anche soltanto vicinanza Mi piace perché richiama anche “Pericolo” e pericolare (lo studio di Manifesto Cannibale fatto al Festival Drodesera nell’estate 2019).
Periposture
Peridanze
Peripose
Pericoreologie
Pericoreografie
PERICOreoLOGIA
Pericologia
perìcolo s. m. [dal lat. pericŭlum «esperimento, processo giudiziario, rischio»].
 
Che nome dare alla scena del freeze fight?
Come tenere l’idea di pericolo?
 
Sono arrivata a Dro.
Ho recuperato le chiavi sotto alla tegola che mi ha indicato Carmine mandandomi una foto su whatsapp.
 
Sarò uno spettro.
Spettro della luce.
Anzi spettro del buio.
Sono lo spettro elettromagnetico del buio.
 
(Potrei avere un prisma che scompone la luce nei vari colori?
Tutto lo spettacolo è in bianco e nero ma da quel bianco si potrebbe scomporre l’intero spettro cromatico?
Potrebbe essere la chiave luminosa del freeze fight?
Tutte luci bianche per la prima parte e colori nel freeze fight, quando il mio occhio non è più buio)
 
Le mi domande sono:
Come apparire?
Come stare nella finzione?
Dopotutto questo è un gioco con la verità.
 
Ho detto agli altri di dire che qui in Centrale c’è un’altr* artista.
Un ragazzo diventato ragazza che sta lavorando sull’identità nascosta tra gender e presenza mediatica.
Voglio anche darmi un nome falso.
Potrei rimescolare e sottrarre delle lettere dal mio nome.
Non un anagramma ma anche un furto. Un nome fantasma?
Com’è un nome fantasma?
 
Spengo le luci della cucina per guardare fuori Carmine che mi recupera la valigia grande.
Guardo dalla finestra illuminata solo appena dal computer e immaginando di vedermi da fuori mi spavento da sola.
Ecco, adesso mi sento un fantasma.
 
Ecco il mio haiku di stasera per la gara delle 22:22 (che ho vinto):

Sono vicina
Solo con i miei corpi
Più trasparenti

Ho anche questo:

Mi vesto di aria
E pulso fortissimo
Oltre quel muro

Quando ero stata qui a Maggio mi avevano detto che c’erano i fantasmi nella centrale. È vero, dunque.
Ed è per questo che anche dormendo da sola nel castello gigante non ne avevo paura. Perché sono io il fantasma della centrale.
 
Domande:
Come comparire?
A chi?
Possibilità:
- Dare una consegna a ciascuno di loro in momenti diversi (Matilde dovrebbe essere la prima)
- Comparire in occasione del discorso in cui racconterò come sarà la mia presenza nel progetto.
Vorrei che fosse ambiguo fino all’ultimo. Potrei registrare il discorso mandarlo da una cassa nascosta sotto ad una pianta coperta, come se fossi io a parlare da lì.
 
Lasciare delle strane tracce?
Partecipare alle sessioni bendati?
 
Domani mattina ce n’è una ma mi sembra molto molto pericolosa... sarebbe davvero triste se mi beccassero al primo giro... ed è possibile che qualcuno apra gli occhi.
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Martedì 10 Agosto

Oltre il muro / Dro 1
 
[20:37, 10/8/2021] Francesca Pennini: Per ora non sono stata scoperta. Mi chiamo Banshee. Sto lavorando sull’identità di genere e l’identità nascosta… ogni tanto giro con un lenzuolo addosso. Questo sanno della misteriosa artista che sentono muoversi nella casa accanto. Era un ragazzo. Ora non è più nemmeno un corpo. Tu quando sarai nei paraggi? Stasera sono a Trento a vedere Anagoor.
[20:41, 10/8/2021] Barbara Boninsegna: Anch’io
[20:41, 10/8/2021] Barbara Boninsegna: Hahaha
[20:42, 10/8/2021] Barbara Boninsegna: Ci vediamo tra poco
[20:42, 10/8/2021] Francesca Pennini: Ahahah fantastico
 
Mi sono alzata e ho aspettato di sentire gli altri uscire. Li ho ripresi con il cellulare dallo scuro della finestra semichiuso.
Mi sono riempita di ragnatele... è incredibile come ti si avvolgano addosso. Ora sono un vero fantasma.
Carmine fa stretching per i polpacci sulle scalette di ingresso (immagino che nonostante i suoi geni da gladiatore un po’ senta i 200 chilometri fatti ieri per arrivare qui in bicicletta 5 ore prima del furgone...), Matilde si fa la coda, Simone canticchia, Davide è sulla pedana che ha ospitato “In A Landscape” e prende appunti, Emma si guarda pericolosamente attorno e indica. Ad un certo punto guardano tutti nella mia direzione.
Non avrei dovuto aprire la finestra della stanza.
No, non guardano me.
Sembra avessero qualche problema coll’ingresso in centrale. Simone torna indietro. Fischietta rientrando in casa.
Ho usato il telefono come periscopio... “Peri-scopìa” è ciò che sto facendo.
Guardare attorno, restare nella periferia, appena fuori dal loro campo visivo.
Avrei dovuto portare un binocolo.
Guardarli come fanno i cacciatori.
 
Leggo Deleuze che parla di luce e tenebra. Forse io e Loro, gli Altri.
Dopotutto proprio sull’Altro, il corpo diverso, il vegetale, lo spettatore ma soprattutto io... il fantasma, l’autrice, Francesca, quella diversa, l’extraterrestre.
Ci potremo incontrare solo nella penombra. Nello spazio di mezzo tra luce e buio.
 
NOTE SFUSE:
 
Autore dell’opera, autore del crimine. Sono i due campi dell’autore.
Lo spettatore è un complice, non un consumatore. E’ più di un testimone. I performer sono le vittime? Di norma lo spettatore è testimone, vittima o detective. Il detective è il critico. Infatti il detective, come il critico, è l’unico vero professionista. E’ l’unico che è in teatro per lavoro. Sarebbe bello iniziare con questa domanda: “Alzi la mano chi è qui per lavoro”. Un possibile testo nel buio potrebbe essere proprio sul Crimine. Il problema stesso della responsabilità autoriale, del di chi è la colpa, è coerente con questo immaginario. Sono io che l’ho innescato? Sono i performer che hanno predisposto i corpi e agito?
 
Inoltre come il detective io interpreto la scena che vedo immobile, come Sherlock Holmes interpreta l’accaduto dal corpo immobile della vittima. Autopsia. L’immobilità è una forma di traduzione linguistica, di carniere semiotico da leggere. Una pagina della settimana enigmistica. Nessun atto, tutto da dedurre dalle conseguenze. Solo i cocci del vaso rotto, nessuna precipitazione.
 
Se io dovessi danzare dovrei forse farlo fuori dal palcoscenico, in un altro spazio della sala…? Se avessi voglia di danzare potrei andare tra il pubblico e farlo.
 
Fare un sole punk nero insonorizzante, fatto di luce buia e di suono silenzioso. Una mina pronta ad esplodere. Una pignatta desaturizzata.
 
Programma di sala di manifesto cannibale come una grande cartina geografica pieghevole (tipo un formato locandina piegato a diventare circa 8 x 5 cm, tipo grande come le carte da gioco) e con il segno tratteggiato con le forbicine che segue le linee delle pieghe. Un lato può essere tutto nero con scritte bianche e l’altro tutto bianco con scritte nere. Eventuali segni rossi.
 
- Durante un freeze dare una task di costruzione di una scena in diretta (buio / controbuio / blind... come nel poker)
 
Lo SHUFFLE e la frammentazione come mio segno drammaturgico da valorizzare anziché da combattere, come sistema di pensiero non lineare ma esploso, ipertestuale. Anche il ciclo di Lieder viene remixato nell’ordine.
 
I “FUORI” in questo spettacolo sono di vario tipo: dormire / essere nel buio / essere sotto ai teli bianchi dove potrebbero avvenire anche le azioni tecniche / funzionali (tipo cambiarsi) e che per quanto mi riguarda risuonano con il rapporto con la Verità del lavoro: niente è fuori dalle quinte, anche il nascosto è dichiarato.
Dichiaratamente nascosto, ma presente.
L’immobilità non è un fuori… anzi è una presenza urlante non eludibile.
 
Per riconoscere le scene sul programma di sala potrebbe esserci in scena sempre presente (nella fase luminosa) il simbolo... potrebbe essere in rosso tipo i simboli dei pianeti delle ore canoniche.
Potrebbe essere sempre nello stesso punto del palco oppure andare trovato (ma facile perché unica cosa rossa) ogni volta, come in “Where is Waldo?”. (es: scarabocchio con il rossetto sul corpo di uno che dorme in scena).
Testo mandato dalla cassa nastrata addosso a un corpo (il mio, che si muove?)
Oppure può essere un’idea per le loro scene.
 
Idea luminosa: far rimbalzare la luce tra scena e pubblico (scena illuminata e luci di sala off / scena buia e luci di sala on) con un ritmo sempre più veloce, come una sorta di mungitura mescolamento luminoso radioattivo dello spazio e del rapporto col visibile tra scena e platea.
 
Le restituzioni /il riflesso (come uno specchio) che mi danno gli spettatori della scena possono essere anche durante (ad esempio qualcuno che mi racconta in diretta cosa sta succedendo)
 
Pensare il Buio. Il buio è la notte e come la notte resetta il nuovo giorno. Resetta i pensieri. (Film: Il giorno della marmotta / Russian Dolls).
La notte stessa è un meccanismo drammaturgico. Si strappa un nuovo foglietto dal calendario.
 
Oggi:
Fiume
Passeggiata
Colazione sui monti con lettura e appunti
Passaggio da casa verso le 12 e vado in sala Mezzelune con computer, libri etc
Training pre-pranzo
Pranzo in mezzelune
Dalle 15:30 torno a casa, 20 minuti di pisolino
Telefonata camminando nei boschi con Matteo Antonaci di Romaeuropa sul mio segreto relativo al debutto. Lo aggiorno su tutto. Sembra entusiasta.
Bagno al fiume ghiacciato.
Rientro in appartamento e preparativi per andare a Trento
Visione di Mephistopheles di Anagoor. Stupendo.
Rientro a casa tardissimo
 
Spengo i fari prima di entrare a Centrale Fies.
Nessuno mi ha vista.
Nonostante abbia parcheggiato sotto alle loro finestre nessuno ha notato la mia macchina.
Alcune volte il modo migliore per nascondere le cose è esporle.
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Mercoledì 11 Agosto

Senza sveglia / Dro 2
 
[22:42, 11/8/2021] Barbara Boninsegna: Tu nel frattempo ancora ��?
[22:42, 11/8/2021] Francesca Pennini: Ebbene sì, nessuno mi ha avvistata ancora
[22:42, 11/8/2021] Barbara Boninsegna: Fantastico
 
Piano criminale di azione fantasmica:
Oggi (Mer 11): Stasera appaio a Matilde, così domani o venerdì sarà mia complice per partecipare alla meditazione.
Domani:
Apparizioni segrete alle prove ed eventuali apparizioni con lenzuolo.
Attivazione della randomness per qualcuno. (Mi prendo qualche rischio in più)
Venerdì 13: Performance serale di confessione.
Sabato 14: Compresenza trasparente (partecipo ad alcune attività ma tutti fanno finta che io non ci sia, non mi parlano etc etc)
Domenica 15: Festeggiamenti di Ferragosto
(video di fantasmi che ballano?)
 
Anche oggi nessuno mi ha vista.
Abbiamo attivato la randomness dell’Abracadabra.
 
Giornata confusa in cui il tempo passava velocissimo.
Passava velocissimo perché rincorrevo con i pensieri la continua pianificazione di come gestirlo.
Ma forse il tempo non va pensato, se lo pensi non lo vivi e quindi fugge.
 
Discussione con Angelo la sera, nascosti nel mio appartamento.
Ma tutto sembra sbagliato.
Giornata sbagliata.
Forse necessaria.
Sarà la maledizione del terzo giorno?
 
Io sarò il fantasma di Manifesto Cannibale: e paradossalmente “fantasma” non significa sottrazione ma “apparizione”.
 
Da Wikipedia: Il fantasma (dal greco φάντασμα, phàntasma, "apparizione"), chiamato anche spettro o larva (dal latino larua).
Il termine fantasma, dal greco antico φάντασμα phàntasma, a sua volta da φαντάζω (phantàzo, "mostrare" dalla radice φαν-, che esprime l'idea dell' "apparire" e del "mostrare"), aveva il significato di apparizione (intesa come manifestazione soprannaturale) e solo con il tempo il suo significato si è ristretto a indicare l'apparizione di un defunto.
 
Il mio haiku per la gara delle 22:22 di oggi:

Trovare il buio
Incollato alla schiena
Non dire niente
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Giovedì 12 Agosto
 
[08:41, 12/8/2021] Filippo Andreatta: Ma sei arrivata?
[09:08, 12/8/2021] Francesca Pennini: Yes! Ma sono in incognita. Sono arrivata lo stesso giorno degli altri ma non lo sanno.
[09:13, 12/8/2021] Filippo Andreatta: Ancora non ti hanno visto??
[09:13, 12/8/2021] Francesca Pennini: No. Incredibile.
[09:13, 12/8/2021] Filippo Andreatta: Ma stai chiusa in casa?
[09:13, 12/8/2021] Francesca Pennini: No… vado in mezzelune, al fiume, telefonate nel bosco… Prendo la macchina, insomma sono abbastanza mobile. Loro fanno rumore, è più facile
[09:14, 12/8/2021] Filippo Andreatta: E non ti hanno visto?
[09:14, 12/8/2021] Francesca Pennini: No. Nessuno per ora. Ma conto di rivelarmi a qualcuno oggi e domani sera a tutti… credo.
[09:16, 12/8/2021] Filippo Andreatta: Stasera c’è un concerto. Io forse vado con un paio d’amici, ma mi confermano oggi. Se ti va vieni anche tu
[09:18, 12/8/2021] Francesca Pennini: Che bello! Sì, volentieri, aggiorniamoci nel primo pomeriggio
 
[16:35, 12/8/2021] Virginia Somadossi: ma un aperitivo? Anche casalingo qui da me?
[16:37, 12/8/2021] Francesca Pennini: Dovrei riuscire a sgattaiolare fuori alle 18:20 così gli altri sono in prova, ti do conferma quando capisco a che ora staccano dal gruppo
[18:31, 12/8/2021] Francesca Pennini: Partita!!! Fuggita
[18:32, 12/8/2021] Francesca Pennini: Arrivo
[18:32, 12/8/2021] Virginia Somadossi: ahhaha siiiiii vieniiiiiiiiii ❤️ matta che sei ❤️
 
Cosa importa chi parla / Dro 3
 
Oggi mi sono svegliata lucida.
Ho dormito di più.
Sono andata al fiume, ho fatto un bagno freddo con pranayama e ho letto Foucault sulle marocche, registrando l’audio del primo paragrafo “Che cos’è un autore?”.
È stupendo.

Ho sognato Matilde appesa nel bosco.

A breve mi paleserò a lei, ho registrato un vocale con “Abracadabra” (parola d’ordine di tutti nella randomness) e lo manderò da una cassa di una stanza del mio appartamento.
Vorrei filmare l’evento.
 
(Fatto. È stato epico. Ho anche il video al rallentatore. Ha funzionato bene. Ora Matilde è il mio asset.)
 
Nel pomeriggio ho scritto e coordinato comunicazioni. Sono andata a registrare il discorso per la performance di confessione camminando nel bosco... ma riascoltandolo l’ho trovato noioso, supponente, sfilacciato.
Vorrei scriverlo.
 
Eppure, contemporaneamente, vorrei arrivare impreparata.
È l’unico modo per essere completamente connessa all’attuale.
Preparare solo la mia impreparazione.
Prepararmi per essere impreparata.
Come si fa a prepararsi ad essere impreparati?
Lo spettacolo che è stato preparato è vecchio per definizione.
È il mio più grande incubo: il pubblico è fuori e noi non siamo pronti.
Com’è possibile?
Ecco... magari chi dorme in scena sta facendo proprio questo incubo…
E poi perché voglio fare sempre le cose che mi terrorizzano?
 
Questo sarà il mio dono. Arrivare disarmata.
Tutto quello che ho fatto è stato buttato via.
È cenere.
 
Userò un segnale per fermare l’azione in diretta senza vederla.
Posso modificarla, cambiarla, boicottarla.
 
Tutta questa operazione, dall’impreparazione all’invadenza sugli altri, è un boicottaggio.
Boicottarsi.
Boicottare il giusto a favore di una voragine.
Del presente.
Del pericolo.
Io sto attorno, io sono peri-colosa.
Metto in scena la mia assenza.
Io lo spettacolo non lo vedrò MAI.
Ne vedo solo dei frames. Come Amaducci in scritture viziose.
Lo vedo allo stesso modo in cui noi percepiamo le piante o come in star treck gli alieni acceleatissimi percepivano i terrestri: immobili (perchè lentissimi). Non vedo una performance, ma delle cartoline.
 
Quando fermo il tempo è come una Randomness: tutti si congelano come sono e io posso parlare della scena, intervenire, modificarla, avere uno scambio con il pubblico... mettere uno spettatore al posto di un performer... addirittura chiedere una mano al pubblico per spostare un performer in un’altra zona del palco.
Sarebbe stupendo.
E terrorizzante.
 
Quando abbandoniamo il palco e ci sediamo tra il pubblico diventiamo l’Altro.
Questo prendere la stessa posizione, lo stesso punto di vista, è potentemente simbolico rispetto a tutto il ragionamento su alterità e antropocentrismo... e forse in questo caso bisognerebbe anche parlare di AUTOROcentrismo... Antropoeccentrismo, Autoreccentrismo... essere eccentrici.
Divertìti.
Divergete e divertere.
Allontanarsi dalla via maestra.
Guardare con gli occhi dello spettatore è l’unico modo di guardare.
 
Ho fatto aperitivo a casa di Virginia Somadossi, è stato bellissimo. Abbiamo parlato principalmente di amore... ma le ho anche raccontato con entusiasmo delle mie idee fantasmiche.
Poi sono andata a Trento con Filippo Andreatta a vedere un concerto di Shingai Shoniwa al teatro ribaltato del Centro Santa Chiara, curato da Enrico Bettinello.
Rientrata assonnatissima ma senza possibilità di prendere sonno.
I misteri.
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Venerdì 13 Agosto

Abracadabra / Dro 4
 
[11:20, 13/8/2021] Francesca Pennini: Sto per scendere, posso?
[11:21, 13/8/2021] Angelo Pedroni: Aspetta.
[11:21, 13/8/2021] Angelo Pedroni: Si
[11:21, 13/8/2021] Angelo Pedroni: Rapida che c’è Teodora all’orizzonte che fa esercizi.
[11:22, 13/8/2021] Angelo Pedroni: Lascio il madda aperto e le chiavi dentro. Nasconditi lì, io intanto vado a dirgli di Emma.
[11:24, 13/8/2021] Francesca Pennini: Yeah sono rannicchiata nei sedili dietro
[11:36, 13/8/2021] Angelo Pedroni: Ok rapidissima!
 
[19:30, 13/8/2021] Francesca Pennini: Ciao Barbara! Sono riuscita a non farmi scoprire fino ad ora! Stasera però apparirò. Sappi che mi annuncerò dicendo "This could be the spell" ...e poi parola d'ordine che fa svenire tutti e confesso.
[19:30, 13/8/2021] Barbara Boninsegna: Hahaha ti adoro
 
Stamani sono apparsa ad Emma.
Stava facendo il caffè nell’appartamento accanto e tutti erano usciti. Sono sgattaiolata in casa e stando nel corridoio ho detto Abracadabra.
L’ho trovata svenuta con la moka in mano.
Le ho parlato. L’ho abbracciata.
Come per Matilde le ho chiesto di non dire niente a nessuno. Loro non sanno chi sa e chi non sa.
 
Stasera apparirò a tutti in un rito performativo…
Mi nasconderò sotto uno dei lenzuoli come gli altri oggetti di scena.
Angelo dirà a tutti che ascolteranno un messaggi vocale che mando da casa e alla fine dirò la parola magica che attiva la randomness di tutti facendoli svenire ad occhi chiusi: Abracadabra.
(È il trigger che hanno pescato tutti per la "randomness", ma non sanno di avere tutti lo stesso!!!)
 
Ecco il testo che registro nel vocale:
 
Eccomi qui.
Lì. Qui.
Qui da nessuna parte, nell’assenza o solo nel luogo del suono.
Nel corpo impalpabile della mia voce. Essenza dell’assenza.
Proiezione nella distanza.
Forse l’essere voce è la cosa più vicina ad essere un fantasma.
Eppure la parola fantasma originariamente significa “apparire”, derivato di phantázein "apparire".
Spettro viene proprio da "spectare", guardare. La stessa origine della parola Spettatore e Spettacolo.
Una familiarità con gli spiriti.
E io che mi stavo sentendo fantasma proprio perché impegnata attivamente nello sparire...
 
Ad essere lo spettro del Manifesto Cannibale in compagnia degli altri spettri... lo spettro della luce, lo spettro sonoro... e lo spettro dell’autrice.
Quindi eccomi qui. Venerdì 13, il giorno perfetto per i fantasmi.
E questa è la mia confessione. E come ogni verità è anche un testamento, quantomeno segna la morte di un mistero, di un campo di possibilità.
Sono qui nella forma di parole della voce, senza nemmeno il segno della scrittura.
Voi mi mandate immagini senza didascalia e io vi restituisco parole senza visione.
Luce e buio. Immagine e immaginazione.
Due metà della stessa unità fondamentale tra giorno e notte. Veglia e sonno.
Sono la vostra ombra incollata alla schiena mentre vi abbagliate, sono il buio tra le scene che calpestate.
Sono rimasta letteralmente al buio in queste residenze di creazione che avete portato avanti da soli.
Voi mi mandavate delle immagini, io rispondevo con parole.
Corpi senza suono contro voce senza corpo. Nemmeno l’immagine delle parole scritte.
 
E in questo scambio assolutamente parziale e misterioso mi sembrava di toccare un’essenza, una verità più profonda di ogni dimensione di comunicazione. Come se lo scambio di informazioni il più esaustivo possibile lasciasse sempre necessariamente un vuoto.
Ho scelto di stare nel buio.
Cosa significa stare in questa assenza, in questa tenebra, in questa voce senza corpo che non condivide spazio e tempo e carne?
Cosa significa per un autore sottrarsi, spostarsi, latitare?
Quanto si possono sfumare i bordi della firma e della sua responsabilità, autenticità, attribuzione, controllo...
E cosa si vede in scena? Una creatura orfana? O forse libera? Uno strano esperimento di laboratorio con un corpo in vitro? Un organismo più vivo?
Cosa significa manifestarsi? E ancora, come ogni volta che si sale in scena la stessa domanda: cosa significa oggi, qui, in questo mondo che stiamo creando con la scena, cosa significa guardare? Vedere ed essere visti.
Manifestarsi. Letteralmente ciò che è colto con mano, colpito, sorpreso.
E cosa significa sparire, consumarsi nell’atto stesso della performance, nel tempo effimero della scena.
 
Farsi manifesto.
Fare un manifesto.
Farsi fantasma.
Fare i conti con la morte.
Cannibalizzare il tempo della propria azione.
Manifesto cannibale.
Cos’è un cannibale? E’ la più grande eresia: chi mangia il proprio simile.
Ma perché dovrebbe essere peggio mangiare il proprio simile rispetto al diverso?
E cosa succede nel momento in cui si discute il confine stesso tra sé e Altro?
Se non ci si separa?
Allora permettetemi un certo stretching, anzi forse quasi un contorsionismo di questo concetto.
Allora tutto è cannibalismo, se l’Altro è sempre anche me e io sono grazie e parte dell’Altro qualsiasi atto - dalla respirazione al sesso, dall’alimentazione alla visione stessa...
E, ancora, chi è l’altro nel Teatro? In questo pianeta che disegnano.
L’altro è lo spettatore. L’altro per eccellenza. Lo sguardo a cui ci offriamo, lo sguardo che restituiamo gli restituiamo su di sé, lo sguardo che ci restituisce su di noi.
Queste due specie separate dal boccascena. Non per nulla è una bocca.
Davanti al corpo dell’altro, questo è il Teatro.
Tre anni fa iniziavamo a creare il Manifesto Cannibale.
Ragionavamo sul paradigma del mondo vegetale e della difficoltà empatica rispetto ad una metafisica così differente dalla nostra, sull’Antropocentrismo e su una certa modalità predatoria dello sguardo.
 
Tre anni fa non sono oggi.
Il mondo è cambiato, assieme a noi.
E pensando al debutto del lavoro dopo tre anni non potevo fare a meno di avere la sensazione di stare per partorire un neonato anziano.
Qualcosa di stagionato.
Siamo consapevoli che l’oggetto scenico che si sta componendo è solo una parte, una deriva ed un espediente del Manifesto Cannibale.
Lo spettacolo è un fenomeno necessario per scatenare qualcosa.
E infondo l’azione scenica sulla Winterreise di Schubert è già un oggetto fuori dal tempo, con qualcosa di antico. Forse è nel senso stesso di questo inverno di fondo: l’immobilità.
L’immobilità di ciò che si congela e vive una durata verticale, l’immobilità apparente delle piante fatta di un ritmo Altro rispetto al nostro e una staticità sessile nello spazio, l’immobilità che permette alla visione e alla percezione interna di fare uno zoom ad una dimensione più microscopica, molecolare... dei corpi e del pensiero.
Ma anche l’immobilità stessa del progetto: congelato durante la pandemia.
Allora questo tempo di invecchiamento si fa formato esatto, processo necessario a qualcosa che parla del resistere fermi.
Non posso vederlo come un accidente nonostante il quale agire ma come condizione di interesse da indagare.
E in questa attesa il mio corpo, il corpo dell’autrice, si è sbriciolato. Fratturato come ghiaccio che cade. Alla rottura di entrambi i piedi non ho potuto evitare di pensare all’essere sessile come ennesima risonanza con il mondo di Manifesto Cannibale. Come fa una pianta a risolvere un problema? Come sopporta il non poter fuggire o cercare?
E voi avete portato avanti il lavoro senza di me.Voi, gli altri. Io, l’altra.
Ecco che improvvisamente questa diversità si accende ancora.
L’altra: lo spettro, il fantasma, l’essere immobile in contemplazione. Nel buio della cecità rispetto alla creazione.
L’altro: lo spettatore, lo sguardo ricettivo, l’essere seduto in contemplazione, nel buio della sala teatrale.
Quella vegetazione che permette il respiro.
Ancora una volta questa condizione, la mia personale in questo caso, non può essere presa come qualcosa a cui ovviare tappando il buco e chiudendo lo spettacolo con il massimo della professionalità.
Questa condizione è una realtà, ed è interessante e imprescindibile.
Allora che Manifesto Cannibale diventi l’occasione per manifestare questi problemi:
cosa succede quando l’autore sparisce?
Qualcosa di immobile?
Vulnerabile? Permeabile?
Come far deflagrare questo oggetto anziano nel presente assoluto del momento performativo? Renderlo permeabile e mutevole?
Eccoci allora al momento della mia confessione: continuerò a stare nel buio.
E confesserò tutto, anche agli spettatori. Una trasparente oscurità.
Io non vedrò mai lo spettacolo.
Mai.
Sarò presente come fantasma ma non vi guarderò.
Guarderò gli spettatori. Loro guarderanno voi. E attraverso il loro sguardo io toccherò la scena.
Sarò il fuori, il racconto, la parola.
Sarò la scena buia tra le vostre scene luminose. Voi, nella fotosintesi, io nel digiuno. Voi nell’immagine, io nell’immaginazione.
Corpo e parola. Luce e buio. Giorno e notte. Estate e inverno. Corpo nudo e vestito. Oggetti svelati e coperti. Da un lenzuolo. Siamo tutti fantasmi. Io, i cactus, il piano. Il suono e il silenzio.
E tutto sta nell’attrito irrisolvibile di queste dualità mescolate, appiccicose.
C’è una parola perfetta per questo dibattito tra creazione e parola... e ha due origini, forse piacevolmente contraddittorie: significa “io creerò come parlo” ma anche “sparisci come questa parola”.
Sarò fantasma in scena come sono fantasma qui.
Come lo sono stata in tutti questi giorni.
E con questa deriva soprannaturale faccio ciò che sa fare il teatro: una magia.
E quindi this could be the spell:
ABRACADABRA.
 
Ebbene, eccomi qui.
Qui.
Dove sono stata tutti questi giorni.
Nell’ombra dietro agli scuri a guardarvi attraversare gli orti verso la centrale, a sentirvi fischiettare salendo le scale da dietro alla porta, poco oltre gli stipiti, nascosta da cappucci e occhiali da sole.
Un piccolo complotto. Le sorprese che mi piacciono.
Il processo fatto di contenuto.
Sono stata un fantasma come sarò nello spettacolo, e ho fermato il vostro tempo proprio come farò in scena. Fermare il tempo per generare delle crepe di presente.
Potrò congelare la scena quando desidero e vederne solo l’immobilità, dei fotogrammi. Avrò a disposizione delle cartoline di manifesto cannibale su cui potrò intervenire, da boicottare. Saranno delle voragini verticali in cui sia io che gli spettatori influenzeremo la performance. Gli unici indizi che avrò. Vedrò sempre e solo delle immobilità: vedrò la prima scena, i momenti di freeze random e il freeze fight, sedendomi tra il pubblico... e piano piano, assieme a chi di voi abbandona la scena, tutti avremo le schiene egli occhi girati dalla stessa parte. Piano piano in questo gesto finale si valica proprio quel confine di alterità.
 
Volevo sentire cosa significa essere un fantasma. Camminare davvero piano. Ascoltare la musica in cuffia. Spegnere la luce per guardare fuori dalla finestra.
Usare il telefono cellulare come periscopio per vedere oltre i muri.
Peri-scopia. Vedere attorno, vicino. Forse più che un’assenza è proprio una periferia. Uno stare nel pericolo. Pericolare.
Continuerò ad esercitare questo corpo fantasma.
Ci sfioreremo.
Per ora resto un’allucinazione.
E godiamo della giustezza che ospita nella parola allucinazione ci sia sia la luce, l’essere abbagliati, che l’alluce... il vostro interruttore per tornare alla veglia.
Mentre siete abbandonati, nello spazio che sapete fare con questi collassi, seppellite questa consegna: questa notte sognamoci.
Creiamo una dimensione onirica altrettanto vera, una alternativa, in cui facciamo qualcosa assieme.
Prendiamo in prestito le vite degli altri per un po’.
Quando vi premerò gli alluci prendetevi un tempo per seppellire bene questa consegna, cosicché possa germogliare in autonomia nel luogo del sonno.
Aspettate almeno 5 minuti prima di riaprire gli occhi.
Rimanete in ascolto degli spiriti.
 
Io, sono vicina.
 
È successo. Teodora piangeva nel corpo abbandonato, l’ho abbracciata.
Davide è svenuto con la testa giù dal palco, sullo spigolo.
Sono uscita dalla sala di Turbina 1 prima che riaprissero gli occhi e mi sono andata a nascondere. Ho detto loro di cercarmi…
Mi siedo vicino alla fontana nel buio popolato di insetti.
Alzo gli occhi: stella cadente. Una. L’unica che ho visto.
Proprio in questo momento. Aspetto quello che mi sembra tantissimo tempo.
Non ho il telefono. Ad un certo punto compare una torcia. È Davide. Ci abbracciamo, commossi. Lui è incredulo.
 
Raggiungiamo gli altri che mi hanno cercata nelle cantine, nei miei armadi, nel bosco
Brindiamo. Ridiamo. Ci raccontiamo i retroscena.
Sentirsi vivi dopo essere stati fantasma…
Forse è successo stasera e non succedeva da due anni.
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[08:53, 14/8/2021] Francesca Pennini: Buongiorno! Ieri è stato epico… Grandi pianti…
[08:54, 14/8/2021] Barbara Boninsegna: Daiii
[08:54, 14/8/2021] Barbara Boninsegna: Ma ci sono documentazioni ?
[08:54, 14/8/2021] Francesca Pennini: Ho filmato con il computer ma non ho ancora visto se si vede qualcosa
 
Dopo la mia apparizione sono stata inghiottita dal lavoro, dalle prove, dall’arrivo di Alberto, dalle esplosioni.
Un buco temporale senza tracce che include uno stupendo ferragosto in festa con tutta la centrale, la mia randomness finita come ninfa dei boschi battezzata nella fontana, panorami olfattivi, giochi di telepatia, esperimenti scientifici d’infanzia, operazioni chirurgiche improvvisate, spaghettate notturne, funambolismo.
Non è stato facile.
È stato doloroso, bello, estremo, delicato, importante. Fondamentale.
Un po’ come fare il bagno all’alba nel ruscello ghiacciato di Dro.
Un po’ di coraggio in cambio di nuovo sangue e nuova vita.